LA CARABINA PER LA CACCIA DI SELEZIONE

 

di Giuseppe Zoppi

 

 

L’arma utilizzata per la caccia agli ungulati è la carabina munita di mira ottica e ci sono ottime ragioni per non prendere in considerazione il fucile a canna liscia.

La canna ad anima rigata presenta al suo interno un certo numero di solchi spiraliformi (di solito 4 o 6) detti vuoti, divisi tra di loro da altrettanti pieni. Il diametro del proiettile deve corrispondere a quello della canna tra i vuoti, mentre i pieni incidono la superficie della palla ed imprimono al proiettile un movimento di rotazione intorno al proprio asse longitudinale, consentendogli di mantenere la posizione iniziale senza ribaltarsi in volo. La rotazione è estremamente veloce e nelle armi rigate da caccia si possono talvolta raggiungere e superare i 3000 giri al secondo.

La maggior parte delle palle per canna liscia usate nella caccia al cinghiale non si ribalta in volo per via del baricentro in posizione avanzata, ma la stabilizzazione ottenuta in questo modo è molto più inefficiente.  Inoltre la palla sparata da un’arma a canna liscia ha anche una precisione inferiore, una minore distanza di tiro utile ed una capacità lesiva più limitata.

La carabina, di calibro adeguato all’animale oggetto di prelievo, fornisce prestazioni di ben altro livello, senza presentare quella maggiore pericolosità spesso riportata dagli incompetenti.

Il fucile a canna liscia caricato a pallettoni non dovrebbe neppure essere citato, in quanto, oltre ad essere assolutamente inadeguato alla caccia agli ungulati, è anche giustamente vietato dalla legge.

Le armi rigate da caccia reperibili sul mercato si possono classificare in base al tipo di azione:

1-     con otturatore scorrevole-girevole comandato da apposito manubrio

2-     semiautomatiche con otturatore azionato, nella quasi totalità dei casi, dai gas di combustione della polvere

3-     a pompa con otturatore comandato dal movimento dell’astina posta sotto la canna

4-     a leva con chiusura comandata da una leva posta dietro il ponticello del grilletto

5-     a colpo singolo con chiusura a blocco cadente, che viene abbassato e sollevato per mezzo di una leva situata in corrispondenza del ponticello

6-     basculanti ad una o più canne rigate

7-     basculanti misti con una o più canne rigate insieme ad una o più canne ad anima liscia.

Le carabine appartenenti alla prima categoria sono le più adatte al prelievo selettivo perché presentano le seguenti caratteristiche:

a)     maggiore precisione intrinseca per la rigidità dell’azione e per la possibilità di realizzare un accoppiamento ottimale tra il complesso azione-canna e la calciatura

b)    solidità della chiusura, che consente di sparare cartucce  che sviluppano pressioni molto elevate

c)     scatto di buona qualità, che è indispensabile per utilizzare la precisione intrinseca dell’arma

d)    possibilità di montare la mira ottica nel modo migliore e con attacchi affidabili

e)     capacità di doppiare i colpo in breve tempo, specialmente dopo un minimo di pratica.

Possono essere assimilate a questo tipo di azione anche le armi con otturatore scorrevole ( definite con termine inglese “straight pull”, riapparse sul mercato da una decina d’anni dopo diversi decenni di assenza. L’azione straight pull presenta infatti tutti i vantaggi dell’azione con otturatore scorrevole-girevole con una maggiore velocità di ripetizione.

In linea di massima si può affermare che la carabina per il cacciatore di selezione dovrebbe aver un peso non superiore a 3,5 chilogrammi (scarica e senza ottica), una lunghezza totale non superiore a 110 centimetri, un’astina sottile per il tiro anche con arma imbracciata ed un calcio adatto all’impiego del cannocchiale di mira. La canna dovrebbe essere flottante (senza contatto con l’astina) per una maggiore stabilità del punto di impatto e la presenza di mire metalliche è superflua.

Negli ultimi anni sono apparse sul mercato anche carabine con calciatura in materiale sintetico, che sono molto diffuse negli Stati Uniti e molto meno in Europa. I calci in materiale sintetico hanno il vantaggio di essere più inerti del legno nei confronti di umidità e temperatura, ma come i calci in legno non sono tutti uguali e, così come esistono calciature sintetiche di ottima qualità, ne esistono anche di pessime.

Indipendentemente dal materiale del calcio, l’accoppiamento tra la calciatura e la meccanica dell’arma dovrebbe essere eseguito con la massima cura, ma purtroppo questo aspetto viene spesso trascurato dalle aziende produttrici ed in certi casi è opportuno rivolgersi ad un tecnico qualificato per rimediare alle carenze della fabbrica.

Una componente dell’arma che di solito non viene considerata come meriterebbe è il gruppo di scatto. Senza uno scatto adeguato non è possibile sfruttare pienamente le doti di precisione intrinseca della carabina. Secondo il parere di chi scrive la soluzione migliore è uno scatto diretto

(senza alleggeritori di alcun genere) con un peso di sgancio compreso tra gli 800 ed i 1200 grammi. Lo scatto dovrebbe essere il più netto possibile, con una corsa estremamente corta e senza il cosiddetto “collasso di retroscatto”, cioè un’ulteriore corsa del grilletto dopo lo sgancio del percussore.

Molti cacciatori hanno preferenze diverse dalle mie ed utilizzano solo scatti con alleggeritore o stecher, in cui il peso di scatto può essere alleggerito spingendo avanti il grilletto oppure per mezzo di un secondo grilletto posto dietro al grilletto vero e proprio.

Utilizzando lo stecher è possibile portare il peso di sgancio anche a poche decine di grammi.

La scelta tra lo scatto diretto e lo stecher è una scelta personale, ma lo scatto diretto si adatta meglio ad una corretta tecnica di tiro e generalmente consente di accorciare il lock time, cioè il tempo che passa tra lo sgancio del grilletto e la percussione dell’innesco, contribuendo anche in questo modo ad un migliore precisione del tiro.

Come conclusione ritengo sia opportuno ricordare una cosa ovvia: il tiro con la carabina richiede una preparazione tecnica ed una regolare pratica senza le quali non si riesce ad utilizzare al meglio la precisione intrinseca dell’arma. Nella maggior parte dei  casi in cui il proiettile non arriva a segno la colpa è da imputare al tiratore e non all’arma.  Perché questa innegabile verità non venga mai dimenticata vorrei quindi riportare versi scritti da Rudyard Kipling:

 

“When half of your bullets fly wide in the ditch,

Don’t call your Martini a cross-eyed old bitch,

She’s human as you are; you treat her as sitch,

And she’ll fight for the young British soldier.”